mercoledì 30 novembre 2016

Ti racconto | Lacci di Domenico Starnone


Titolo: Lacci
Autore: Domenico Starnone
Editore: Einaudi
pp. 138
€ 17,50


Il titolo di quest'opera è interessante. Lacci.
E' una parola che può avere diversi significati, a seconda di come la si usa, del contesto. Banalmente ci possiamo riferire ai lacci delle scarpe, come ci suggerisce la copertina. In senso lato con un laccio teniamo insieme due parti. Due cose. Due persone.  Domenico Starnone ce le racconta entrambi. Il laccio fisico con cui ci leghiamo le scarpe qualche volta può rimandare al laccio metafisico che lega due persone.
Questo romanzo è la storia di Aldo e Vanda, dei loro due figli, e del loro matrimonio vivisezionato pezzo dopo pezzo. 
Un'analisi intima, che porta Aldo a interrogarsi su tutte le sfaccettature del matrimonio, dell'amore dopo il matrimonio, dell'amore oltre al matrimonio. Le domande che si pone sono tante e le risposte non altrettante.
Perché darsi delle risposte a volte fa male, a volte darsi delle risposte porta solo a farsi altre domande.
Cosa lasciamo quando lasciamo una persona? Cosa accade quando il laccio, quel filo invisibile che lega due persone si sgretola come creta al sole? Lasciamo sicurezze, la famiglia, i figli, lasciamo la zona sicura per buttarci verso qualcosa (o qualcuno) completamente diverso. Meglio? Peggio? Non lo possiamo sapere. 
Aldo e Vanda sono due facce della stessa medaglia. Insieme e separati. 
Aldo si interroga, prova ad andare più in profondità, a chiedersi perché? Perché passiamo la vita a sentirci a pezzi e a provare a ricostruirci? Vanda nella sua disperazione folle quei pezzi li vede e prova in tutti i modi a tenerli uniti, pensando ai  figli, seguendo la gretta morale che le è consona. 
Ripercorrendo le elucubrazioni mentali delle tre voci (Aldo, Vanda, la figlia Anna), seguendo il filo dei loro pensieri si ha come una mappa interiore dell'essere umano. Perché sono realisti, sono umani nella loro forma più spoglia e cruda che ci sia. E la verità che ne emerge è la stessa che noi tutti tentiamo di nascondere, di camuffare, di negare a noi stessi. L'uomo è un animale egoista. Domenico Starnone ce lo dice chiaro e tondo, ce lo mostra attraverso i pensieri intricati, attraverso le azioni conscie e inconscie.
"Non si era innamorata di me ma degli effetti del suo calore sulla mia stessa persona" 
Fino a che punto siamo egoisti? Fino a che punto siamo disposti a sacrificare la nostra libertà? 
Aldo è egoista nell'innamoramento, nel pretendere una libertà che forse non gli appartiene (o quantomeno non come vorrebbe).
Vanda è egoista nel volere suo marito accanto, non tanto per amore, quanto per dignità. Perché da sola non riesce a tirare avanti la baracca. Non vuole quell'uomo, Aldo, vuole un uomo.
Starnone ha una prosa scorrevole ,arguta, sagace. Divide l'opera in tre parti, una messa in scena tragicomica sul matrimonio in tre atti. Ti trascina nel vortice di riflessioni e ti porta a pensare che certe volte i lacci uniscono, intrecciano le cose quanto le persone, ma forse, se si stringe troppo, si finisce per soffocare. 

Gli unici lacci che per i nostri genitori hanno contato qualcosa sono quelli con cui si sono torturati reciprocamente per tutta la vita. 

domenica 27 novembre 2016

Ti racconto | Rumore Bianco di Don DeLillo


Autore: Don DeLillo
Titolo: Rumore Bianco
Editore: Einaudi
Traduzione di Mario Biondi


Storie di fatti soprannaturali ed extraterrestri. Vitamine miracolose, le cure per il cancro, i rimedi per l'obesità. Il culto delle star e dei morti.

E' un libro difficile, complicato ma soprattutto denso.
Di cosa parla Rumore Bianco?
De Lillo apre uno squarcio sulla società americana partendo da una famiglia normale, o quantomeno normale come lo possono essere tante. Jack, Babette, qualche ex moglie di Jack, figli avuti da diverse moglie, figli sparsi per il mondo. Una famiglia allargata decisamente americana. Non solo ce la racconta, ma la critica.
Questo libro è un'aperta e deliberata critica alla società americana. Il culto delle star, le televendite di medicine miracolose, l'obesità, il consumismo, tutto filtrato attraverso un occhio critico, uno sguardo puntato sulla lavatrice sempre in movimento, sulla quantità di cibo, cereali e yogurt destinati al compattatore.  Persone che vagano nei supermercati come in trance. Elogio allo spreco. Ma non solo. De Lillo fa di più, va oltre. Questo paraocchi costruito sul consumismo, sullo spreco altro non è che un palliativo, un giochetto mentale che ci creiamo da soli per non pensare. Per non toccare quella corda, quel tasto dolente insito in ognuno di noi. La morte.  Una morsa allo stomaco. Memento mori. Ricordati che devi morire. E DeLillo, stiamo tranquilli, ce lo ricorda. Il pensiero della morte è un piccolissimo insetto che ti si insinua sotto pelle e piano piano cresce. Non lo vedi, non è tangibile ma sai che c'è e ti ricorda costantemente che è tutto effimero, tutto sfugge al controllo, alla volontà.
La morte è sorda eppure fa rumore. Un ronzio, un suono perpetuo. Bianco. White noise. Non si tratta della morte come fatto in sé, come crudo e naturale percorso della vita, come un ciclo che ha un inizio e inevitabilmente una fine. La paura della morte, questo è il fulcro.
Il pensiero costante che prima o poi devi morire.
Mi è tornato in mente quel detto latino 'Hodie mihi, cras tibi'. Letteralmente significa 'oggi a me domani a te'. In senso lato è applicabile per persone che dovranno passare per le stesse difficoltà nelle quali qualcuno attualmente si trova. In questo, caso nelle specifico, nello stato di paura costante. Una paura generale, così intensa da sembrare irrazionale. La paura di morire prima del partner, la paura di rimanere solo a vivere nel pensiero della morte.

-E se la morte non fosse altro che suono?
-Rumore elettrico
-Lo si sente per sempre. Suono ovunque. Che cosa tremenda!
-Uniforme, bianco.

L'uomo è un animale egoista e in punto di morte ancora di più. Si muore soli, nel modo più naturale e egoista possibile, con la nostra sofferenza, i nostri pensieri magari persino con i nostri rimorsi o i nostri rimpianti. Non c'è niente che ci può salvare, non c'è scienza che tenga con qualche teoria strampalata e all'avanguardia, non ci sono pillole miracolose o superstar immortali. Siamo tutti uguali di fronte alla morte, nudi spogli egoisti e soli.

lunedì 14 novembre 2016

Wrap up: october | Le cose di ottobre







1984- George Orwell

Ebbene sì, non avevo ancora letto questo libro. Conoscevo sì la trama, l'avevo studiato a scuola e tutto un po' ma per qualche motivo non l'avevo mai letto integralmente. Non mi dilungherò troppo sulla trama, penso che più o meno tutti la conoscano anche solo per sentito dire. Questo romanzo è stato pubblicato nel 1949 ed è ambientato in un futuro ipotetico, appunto nel 1984. Quest'opera viene considerata come uno dei primi grandi esempi di letteratura distopica (se vi interessa sapere qualcosa in più su questo genere vi rimando a un articolo che scrissi tempo fa per questo sito). La storia è un'utopia negativa, descrive cioè un ipotetico futuro in cui il mondo è retto da un regime totalitario a cui non si oppone nessun partito e al cui vertice è posto il Grande Fratello, figura dotata di grande carisma ma che nessuno ha mai visto. Gli abitanti sono sorvegliati da telecamere, strumenti con cui il potere diffonde la propria propaganda e monitora costantemente l'attività dei cittadini. Il nostro protagonista è Winston Smith, funzionaro di basso rango che, proprio grazie al lavoro che svolge, sembra accorgersi della mistificazione a cui tutti sono sottoposti.  Si potrebbe parlare per ore di quest'opera. Sicuramente si tratta di un romanzo estremamente all'avanguardia per così dire, soprattutto tenendo sempre ben presente che è stato scritto nel 1949 e nonostante ciò risulta assolutamente attuale e applicabile ai giorni nostri. Questo credo sia il merito più grande da attribuire a Geroge Orwell, l'aver creato un futuro prossimo che, seppur ipotetico, appare oggi così estramamente reale e tangibile. I temi affrontati dalla narrazione sono molteplici e tutti riescono in qualche modo a toccare il lettore nel profondo: il libero arbitrio, l'oppressione del pensiero individuale a favore dell'omologazione, la coercizione, la violenza, la paura e la costante osservazione per abbattere ad ogni costo il pensiero individuale.
La cosa sorprendente è che questo libro mi è piaciuto molto più di quanto pensassi. A conti fatti direi che si tratta di un'opera di grande impatto e questo credo sia un po' l'intenzione primaria, creare qualcosa che scuota il grigiore, la piattezza, che in qualche modo susciti un'emozione o una reazione. E di sicuro c'è riuscito. 

Falla Breve:  
Mi è piaciuto? Sì
Ma proprio tanto? Sì
Leggilo subito


Cartoline dalla terra di nessuno - Aidan Chambers
Questo è il primo libro di Aidan Chambers che leggo, autore piuttosto conosciuto nell'ambito della letteratura per ragazzi. Il protagonista della storia è Jacob, adolescente inglese che parte per una vacanza ad Amsterdam alla scoperta della verità sul passato di suo nonno. All'inizio tutto sembra difficile e complicato ma poi grazie a nuovi amici riuscirà non solo a scoprire cose nuove su suo nonno e sulla sua famiglia, ma anche a crescere e prendere coscienza delle sue responsabilità. Allora diciamo che questo romanzo non mi ha fatto gridare al miracolo, però è uno di quei libri che, una volta finito, ti lasciano il sorriso sulle labbra. E' una bella storia, semplice ma allo stesso tempo non banale, profonda. Si tratta di un romanzo di formazione in cui la consapevolezza di sé e delle proprie radici gioca un ruolo fondamentale, perché è importante conoscere da dove vieni prima di capire dove vai. 

Falla breve:
Mi è piaciuto? Sì
Ma proprio tanto? No
Ma sì, leggilo

I quasi adatti -  Peter Hoeg
A discapito del nome del mio blog che potrebbe suggerire il contrario io questo libro non lo conoscevo assolutamente. Conoscevo invece l'autore, forse più celebre per Il senso di Smilla per la neve che effettivamente iniziai anni e anni fa ma che abbandonai perché è un libro un po' ostico e quello non era il momento. 
Questo libro parla dei quasi adatti, cioè di quei bambini non completamente adeguati per un sistema scolastico tradizionale e che cercano, attraverso il piano di recupero messo in atto per loro, di integrarsi alla società. La cosa più importante in questo libro non è la trama in sé, ma piuttosto le riflessioni che ne scaturiscono, le immagini, i pensieri, l'atmosfera. Attraverso i ricordi di Peter - il nome del protagonista non è a caso, questo romanzo è in parte autobiografico il che lo rende ancora più intenso- riviviamo i soprusi e le ingiustizie a cui sono costretti questi cosiddetti outsider. Peter Hoed ha uno stile tutto suo, è complesso entrare nel suo schema mentale. Le sue parole suonano analitiche, vivisezionano la realtà in modo quasi scientifico, talmente tanto da sembrare quasi impersonali. Eppure, non so come ci riesce, allo stesso tempo riesce a creare un'atmosfera intima, privata in cui tutti i sentimenti, le emozioni ee le sensazioni vengono sviscerate in tutte le loro sfumature e riflessioni sullo scorrere del tempo, sulla vita e sulla morte vengono a galla come nodi di un pettine da districare. Siamo di fronte a un testo complesso, un po' aggrovigliato, quasi ostico per il modo in cui riesce a far emergere emozioni contrastanti, senso di straniamento da una parte, orgoglio di sentirsi un quasi adatto dall'altra. 

Falla breve:
Mi è piaciuto? Sì
Ma proprio tanto? Sì
Leggilo presto


Franny e Zooey - J.D Salinger
Non so proprio come mai non lo avessi ancora letto. Allora, partiamo dal presupposto che è molto difficile riuscire a tirare le fila di questo libro, perché non solo è bellissimo ma è diventato uno dei miei libri preferiti in assoluto. Questo è il primo romanzo in cui incontriamo la famiglia Glass, Franny e Zoeey sono i due figli minori. Ecco, non è che ci sia molto da dire sulla trama in sé. Sono due racconti lunghi che si snodano a partire dai due personaggi, Franny e Zooey,  che finiscono per inglobare la storia di tutta la famiglia Glass. 
C'è qualcosa nel modo di scrivere di Salinger che non lo so, spesso mi fa dubitare che apparteniamo effettivamente alla stessa specie. Rileggere Salinger è come incontrare di nuovo un vecchio amico a cui sei veramente legato, ti sembra di ritrovare ogni volta un pezzetto di te. Tra l'altro è anche uno dei pochi autori ad avere uno stile inconfondibile, lo riconosceresti tra mille. 
Falla breve: Botta e risposta e tante sigarette

Mi è piaciuto? Sì
Ma proprio tanto? Sì
Leggilo subito

Il libro di Charlotte - R.J Palacio
Quarto ed ultimo volume della saga di Wonder. 
Ok, piccola parentesi per chi non abbia idea di cosa stia parlando. In breve-brevissimo Wonder è la storia di August Pullman, ragazzino affetto da una deformazione craniofacciale, che si trova ad affrontare per la prima volta il mond
o della scuola entrando alle medie. Da questo primo romanzo sono stati tratti tre spin-off, in pratica si tratta sempre delle vicende legate ad August ma raccontate dal punto di vista di altri personaggi. Chiusa piccola parentesi. In questo ultimo volume viene raccontata la storia dal punto di vista di Charlotte, una delle ragazze a cui era stato chiesto dal preside, il Signor Kiap, di aiutare August ad integrarsi nel difficile (e nuovo) mondo della scuola media.  Io sono una vera e propria fan di Wonder, anche se il target di riferimento è ben al di sotto dei miei anni effettivi (vecchia? Qualcuno ha detto che sono troppo vecchia?). Nonostante sia una storia - una bella storia - ideata per un pubblico di giovani, credo sia assolutamente godibile per qualsiasi lettore. Anzi, credo che dovrebbe essere letta da quanti più adulti possibile. Ecco, questo ultimo capitolo della serie è quello che mi è piaciuto meno tra tutti. Sia perché è evidentemente più infantile rispetto agli altri, in questo caso il target di riferimento è quello dei ragazzini e si nota, diciamo. La storia si discosta troppo dalle vicende di August, è vero che ogni personaggio ha la sua storia a parte, ma questo mi è parso troppo distaccato e incentrato su tutt'altre faccende. Non mi è dispiaciuto del tutto, sia chiaro, è pur sempre una bella storia sulla gentilezza,che non fa mai male.  (E poi c'è sempre il Preside Kiap, lo adoro. )

Falla breve:
Mi è piaciuto? Sì
Ma proprio tanto? No
Leggilo se ti capita

Abbiamo sempre vissuto nel castello - Shirley Jackson
Ottobre=Halloween=paura. Non sono un'amante di thriller, gialli,horror e quant'altro. Con Shirley Jackson ho trovato il compromesso perfetto. Mary Katherine ha diciotto anni e ci racconta della grande casa in cui vive con sua sorella Constance e il loro zio invalido Julian. Vivono recluse in una idilliaca felicità, fatta di piccoli riti quotidiani in cui non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia sono morti avvelenati sei anni prima, proprio al tavolo della sala da pranzo di quella casa. L'arrivo di un estraneo, loro cugino Charles, turberà la loro quieta routine e la storia prenderà una piega grottesca e decisamente misteriosa. 
Shirley Jackson ha l'incredibile capacità di creare una storia intrisa di mistero, dalle atmosfere conturbanti e soprattutto disturbanti, senza alzare la voce. Non ha bisogno di spiattellarti davanti cadaveri o scene splatter con spargimenti di sangue. No, riesce a catapultarti addosso tutta la bizzarria e il grottesco senza farti mai realmente capire che sei dentro a qualcosa di assolutamente strano e indecifrabile. 

Falla breve:
Mi è piaciuto? Sì
Ma proprio tanto? Sì
Leggilo subito

Un polpo alla gola - Zerocalcare
Recuperone di Zercocalcare. Devo dire qualcosa? Zerocalcare se ama. Recuperare subito.

Falla breve:
Mi è piaciuto? Sì
Ma proprio tanto? Sì
Leggilo subito

L'una e l'altra - Ali Smith
Ne ho parlato abbondantemente qui.
Qui invece potete trovare un'intervista fatta da Federica Aceto all'autrice, nel caso voleste saperne di più.

Falla breve:
Mi è piaciuto? Sì
Ma proprio tanto? Sì
Leggilo presto