martedì 27 giugno 2017

Exit West di Mohsin Hamid

Exit West, edito da Einaudi e uscito appena un paio di mesi fa, è l'ultima opera di Mohsin Hamid, scrittore di origine pakistane che ha vissuto a lungo in America e a Londra. E' assai conosciuto anche in Italia, dove i suoi libri hanno avuto un grande successo, tra cui Il Fondamentalista riluttante, finalista al Booker Prize nel 2012.
Nel momento in cui ho finito di leggere questo libro mi è presa subito la smania di parlarne, ma al tempo stesso mi sono resa conto che non è proprio facilissimo parlare di questo romanzo. Non perché la trama sia particolarmente intricata o lo stile dell'autore sia ostico ma semplicemente perché è un romanzo estremamente attuale e si sa che quando si parla di questioni così "vive" c'è sempre il rischio di impelagarsi in qualche discussione (spesso infondata) o peggio scadere nel banale. In realtà il taglio di questo romanzo è tutt'altro che banale e tocca sagacemente diversi punti della nostra contemporaneità con estrema disinvoltura e consapevolezza.
«In una città traboccante di rifugiati ma ancora perlopiù in pace, o almeno non del tutto in guerra, un giovane uomo incontrò una giovane donna in un'aula scolastica e non le parlò", così si apre il romanzo. Siamo in una città di cui non conosciamo il nome, Nadia e Saeed si conoscono e cercano di tenere in vita il loro amore giovane e fragile mentre la guerra civile divora strade, case, persone. L'unica salvezza sono le porte di cui si ipotizza l'esistenza. Si dice infatti che esistano porte misteriose che conducono dall'altra parte del mondo, verso una nuova speranza. 
Sicuramente la trama richiama molti aspetti della contemporaneità, a partire dalla società in cui vivono Nadia e Saeed. Nonostante non si faccia mai accenno a nomi né vengano fornite precise coordinate geografiche, possiamo facilmente intuire che si parli del Medio Oriente. Così come è estremamente contemporanea la presenza tecnologica: i cellulari, gli smartphone e social network costituiscono una preziosa fonte (in certi casi anche l'unica) di collegamento e comunicazione tra due parti del mondo così distanti tra loro. 
In realtà questo romanzo è molto più letterario di quanto si possa pensare; la storia si sviluppa intorno a Nadia e Saeed, due personalità estremamente diverse ma unite da un forte sentimento, che sia passione o amore fraterno. Il punto è che sono due ragazzi normali, in tutte le loro particolarità. Saeed ha la barba ma non prega come dovrebbe, Nadia porta la tunica ma in testa mette il casco da motocicletta, non l’hijab. La loro condizione di viaggiatori nello spazio e nel tempo li metterà anche nella condizione di scoprirsi l'uno l'altro e comprendere a fondo chi sono, cosa vogliono e qual è la strada da percorrere. 
Il taglio veramente metaforico e più interessante di questo romanzo sta nell'affiancare e amalgamare alla perfezione elementi fantastici a elementi così reali e concreti. Nel descrivere la situazione politica in cui si trova il paese di Nadia e Saeed, infatti, non si fa riferimento a una precisa connotazione politica che possa in qualche modo richiamare la nostra realtà, sebbene emerga una situazione critica che fa pensare alle guerre civili che sconvolgono i paesi del Medio Oriente quotidianamente. Invece l'elemento chiave, del tutto fantastico, sono queste porte magiche che ti catapultano in un'altra parte del mondo. Nel costruire questa immagine allegorica, Hamid ha tratto spunto proprio dai cellulari: le porte riflettono l'esperienza emotiva e sensoriale del nostro tempo, permeato dalla tecnologia e dall'esperienza culturale. Gli schermi degli smartphone sono a tutti gli effetti come delle porte, ci passiamo attraverso con il nostri sensi e ci ritroviamo a esplorare un altro paese attraverso notizie, immagini, volti. Per non parlare di tecnologia come Skype o Whatsapp che a oggi ci permettono di connetterci con persone in altri continenti e vederle come se fossero di fronte a noi. Queste porte si adattano alla nuova necessità emotiva e culturale e, nonostante non obbediscano a nessuna legge della fisica (nel romanzo, infatti, il funzionamento delle porte non viene spiegato in modo scientifico) ipotizzano perfettamente quella che potrebbe essere una futura dimensione reale.
Hamid profetizza che tutti siamo migranti attraverso il tempo. Paradossalmente non è migrante solo chi è costretto a spostarsi da un luogo all'altro, magari per fuggire da una realtà fatta di paura e distruzione, ma anche le persone che non hanno mai viaggiato sono dei migranti, perché è il paese intorno a loro ad essere cambiato. Siamo esseri umani costantemente soggetti a cambiamenti, che siano fisici che siano culturali o ambientali. Per questo siamo tutti migranti del tempo e le porte altro non sono che un mezzo per esplorare questa "apocalisse migratoria" e far sì che non si trasformi in un'ondata di distruzione ma in una fonte di speranza. 

sabato 24 giugno 2017

Quel fantastico peggior anno della mia vita di Jesse Andrews


Questo mese di giugno è iniziato all'insegna di libri leggeri, non troppo impegnativi. Un po' perché di impegni ne ho già abbastanza di mio e un po' perché sto sperimentando la lettura in lingua. Mi ero ripromessa di non comprare niente (NIENTE!) ma, perché c'è sempre un ma, entrare in libreria è un po' come entrare nel paese dei balocchi, per di più la maggior parte delle edizioni in lingua sono assolutamente irresistibili e quindi finisco sempre per cedere. 

Me and Earl and the Dying GirlTutto questo preambolo (inutile direte voi) per parlare di Me and Earl and the Diying girl  (che pare uno scioglilingua ben congegnato) di Jesse Andrews. E' uscito anche in Italia con il titolo Quel fantastico peggior anno della mia vita, edito da Einaudi. Greg Gaines è un adolescente giunto al fatidico ultimo anno di liceo. Ha trascorso tutta l'esperienza liceale cercando di evitare il più possibile rapporti sociali, nel tentativo di passare inosservato. Greg trascorre il suo tempo con l'amico Earl, con cui realizza dei film amatoriali, parodie di celebri classici (che molto spesso si rivelano solo delle enormi schifezze). Il suo progetto di rimanere il più anonimo possibile viene compromesso da sua madre, che lo costringe a stringere amicizia con Rachel, sua compagna di classe affetta da leucemia. So che visto così questo romanzo può sembrare il solito young adult come tanti altri (qualcuno ha detto John Green?) e in parte lo è. Ma non del tutto. Il richiamo young adult c'è, infatti la storia è molto semplice e lineare, così come la struttura e il linguaggio. Greg è un adolescente un po' sfigato e tratti quasi sociopatico. Il suo unico amico (o meglio, collaboratore) è Earl, con il quale realizza parodie di film celebri dal dubbio gusto. Greg negli anni ha messo a punto un metodo infallibile per sopravvivere all'ultimo anno di liceo: non stringere legami con nessuno, parola d'ordine profilo basso e poche chiacchiere. Sembrerebbe un piano a prova di bomba, se non fosse che sua madre ci mette lo zampino. Rachel, la sua compagna di classe, ha la leucemia. Che poi cos'è esattamente questa leucemia? Anche Greg se lo chiede e spinto dall'insistenza di sua madre comincia ad uscire con Rachel, coinvolgendo Earl in questa bizzarra amicizia forzata. Ora, se questo fosse un classico young adult probabilmente Greg e Rachel si innamorerebbero, sconvolgendo le vita l'uno dell'altra, con tanto di frasi strappalacrime e aforismi sull'ingiustizia della vita, dell'amore e della morte. Ma, per l'appunto, in questo romanzo non troverete niente di tutto questo. Ovviamente rimane sempre un libro per ragazzi, quindi qualche sospiro di sgomento ci sarà, soprattutto se siete dalla lacrima facile (o sotto esami o in pre ciclo o tutti e due) ma l'atmosfera generale di tutto il romanzo è molto ironica, scanzonata e divertente. Infatti, nonostante il romanzo tratti un tema delicato come quello della malattia, non c'è mai pietismo o vittimismo nei personaggi. 
Insomma, sicuramente non è uno young adult che vi farà sciogliere in lacrime o una storia romantica che vi farà sognare ad occhi aperti, semplicemente il racconto semi-serio di Greg, Earl and Rachel-the-dying-girl e della loro amicizia forzata, eppure, estremamente sincera. 

sabato 10 giugno 2017

I Dare You Book Tag

Sono pessima, veramente. Avevo iniziato a scrivere questo tag giorni or sono e poi non so cos'è successo, è rimasto a vagare nell'etere. Nell'ultima settimana non sono stata troppo bene fisicamente (stupidi singa-cinesi e la vostra aria condizionata) per di più tra pochi giorni sarà il mio compleanno e io non sono assolutamente pronta ad avere 25 anni (volevo dire 18, ovviamente) quindi, giusto per distrarmi e cincischiare al meglio (cosa che mi riesce benissimo tra l'altro) ecco l'ennesimo tag sui libri con domande totalmente a caso, di dubbio interesse culturale. 

1. Quale libro è nella tua libreria da più tempo?
Perfetto iniziamo bene, prima domanda a cui non so rispondere. Il punto è che qua non ho una vera e propria libreria, quindi il problema non sussiste. Per quanto riguarda la mia libreria in Italia non saprei assolutamente, però così di getto mi è venuto in mente C'era due volte il Barone Lamberto di Gianni Rodari. Non so se sia lì da più tempo rispetto a tutti gli altri, ma ricordo che mi fu regalato per il mio compleanno alle elementari dalla mia amica Aurora (e poi il titolo mi ha sempre fatto sghignazzare assai)
2. Cosa stai leggendo in questo momento, cosa hai appena finito di leggere e cosa leggerai?
In questo momento sto leggendo Me and Earl and the Dying Girl (credo che in Italia sia uscito con il titolo Quel fantastico peggior anno della mia vita, edito da Einaudi) . Una lettura simpatica e non troppo impegnativa. Ho finito di leggere (rullo di tamburi) Diario di una schiappa. Sì lo so, ho appena detto che tra qualche giorno avrò 25 anni e allora? A dire la verità sono molto curiosa riguardo ai libri per ragazzi, specialmente se sono (o almeno sono stati) casi editoriali. Non so cosa leggerò dopo, non programmo mai le letture anche perché tanto cambio idea ogni dieci minuti, quindi. E poi sono una bastian contraria nell'animo, se ho in mente di leggere un determinato libro, alla fine non lo faccio, così di proposito, per principio. 
3.  Quale libro è piaciuto a tutti ma tu hai odiato?
Forse Io prima di te. Cioè a dire il vero non l'ho odiato, però mentre tutti lo osannano e si scioglievano in lacrime amare durante la lettura, io ero impassibile, come la donna di ghiaccio. Il problema è che l'ho trovato un po' forzato. Sicuramente affronta un tema interessante ma non mi ha convinto in pieno. Ecco, diciamo che se da molti è stato definito un capolavoro, per me è carino ma niente di che.
4. Quale libro continui a ripeterti di dover leggere ma probabilmente non lo farai mai?
Un sacco di classici a dire il vero. Il primo che mi è venuto in mente è Cime Tempestose. Non so perché, non che io non possa vivere senza eh, ma continuo a dirmi 'prima o poi...' 'magari un giorno..' e poi non so cosa accade, trovo sempre il modo di distrarmi dal mio obiettivo (della serie, capacità di concentrazione bambina di 5 anni. 'Ok iniziamo Cime Tempest...Oh guarda una farfalla')
5. Quale libro stai conservando per la pensione?
Sì certo la pensione, che tag ottimista, come se ci arrivassi. Comunque a parte questo, considerando un ipotetico roseo futuro in cui arriverò alla pensione, direi tutti i classici che vorrei leggere e che continuo a procrastinare (ecco, appunto Cime Tempestose) oppure Proust. Alla ricerca del tempo perduto e sto apposto per il resto dei miei giorni.  
6. L'ultima pagina: la leggi per prima o aspetti fino alla fine?
C'è stato un periodo oscuro della mia vita in cui leggevo non l'ultima pagina, bensì l'ultima parola. Solo ed esclusivamente l'ultima parola. Sì,non so perché lo facessi o quale mistica rivelazione speravo di trovare. Comunque adesso sono rinsavita, ho smesso e aspetto pazientemente la fine. 
7. Prefazioni e postfazioni, una perdita di tempo e di inchiostro o un'aggiunta interessante?
Credo di aver già risposto a questa domanda da qualche parte, comunque di solito le leggo ma tendenzialmente  lettura ultimata, così da chiarire alcuni concetti o approfondire certi aspetti (in particolare se si tratta di classici, capire bene in contesto storico mi è fondamentale, anche perché sono una pippa e poi sai che casino)
8. Con quale personaggio dei libri faresti ti scambieresti di posto?
Oddio così su due piedi direi che va benissimo un personaggio qualsiasi di un libro qualsiasi di Roald Dahl. 
9.  Quale libro ti ricorda un momento specifico della tua vita? (Un luogo, un momento o una persona?)
Ce ne sono diversi in realtà, ogni libro a suo modo mi ricorda qualcosa. Uno tra i tanti è Sulla Strada di KerouacQuando era alle superiori, soprattutto in quarta e quinta ginnasio, ero una ragazzina particolarmente rebel rebel (e non mi riferisco solo alla canzone di David Bowie). Indossavo magliette improbabili di gruppi metal e avevo i capelli rossi, viola, rosa (ancora più improbabili). Insomma mi sentivo una vera rebel combatti il sistema e tutte quelle robe lì. Fatto sta che come avrete capito non andavo molto d'accordo con il greco e il latino e una volta, forse per scampare a qualche interrogazione, mi nascosi in biblioteca e lessi praticamente tutto Sulla Strada di Jack Kerouac. 
10.  Nomina un libro di cui sei entrato in possesso in maniera interessante. 
La mia vita non è particolarmente interessante. Una storiella carina riguarda Ossessione di Stephen King. Praticamente fino all'anno scorso lavoravo in Biblioteca e sistemando in magazzino vennero fuori questi scatoloni di libri regalati alla Biblioteca anni e anni prima. Ovviamente se i libri regalati erano già posseduti dalla Biblioteca venivano semplicemente messi in una cesta all'ingresso e donati agli utenti. Io chiaramente avevo la possibilità di arraffarmi per prima qualche titolo interessante e infatti tra questi c'era proprio Ossessione di Stephen King. Essendo già posseduto dalla Biblioteca me lo sono portato a casa senza sapere manco cosa fosse (sì lo so, non sono una grande fan di Stephen King). Cercando poi qua e là ho scoperto che in realtà è uno dei primi libri scritti da Stephen King sotto pseudonimo. La cosa curiosa e  affascinante è adesso è fuori catalogo e cercando sui vari mercatini ho scoperto che lo rivendono a cifre esorbitanti. Quindi praticamente senza volerlo sono entrata in possesso di un libro semi raro. Affascinante eh. 
11. Hai mai dato via un libro per un motivo speciale o per una persona speciale? 
Prestato sì, regalato no non credo. Ad esempio prima di partire ho prestato una miriade di libri a una mia amica ma insomma, li rivoglio. (Se stai leggendo Sara, sì li rivoglio). 
12. Quale libro è stato con te in più posti?
Probabilmente il Giovane Holden di Salinger, come tutte le adolescenti che si rispettino.
13.Quale lettura obbligatoria hai odiato al liceo ma che qualche anno dopo hai rivalutato?
Il Gattopardo! Assolutamente il Gattopardo! Maledetto, quanto l'ho odiato, poi con gli anni l'ho un po' rivalutato, ma comunque uno delle letture che odiai di più al liceo 
14. Libri usati o nuovi?
Entrambi ovviamente. 
15. Hai mai letto un libro di Dan Brown? 
Mi sfugge il senso di questa domanda, Dan Brown sei tu per caso? Comunque no, se proprio lo vuoi sapere no, non ho mai letto niente di Dan Brown (ciao Dan, mi dispiace)
16. Hai mai visto un film che ti è piaciuto più del libro?
Se può valere  dico13 di Jay Asher, anche se è una serie tv. Giuro non ne parlerò più e
non aggiungo altro (se comunque volete farvi del male qui trovate un post in cui blatero a caso)
17.Hai mai letto un libro che ti ha fatto venire fame, libri di cucina inclusi?
Tralasciando il fatto che non credo mi serva un libro per farmi venir fame, al momento direi Murakami. Ho finito da poco di leggere Kafka sulla Spiaggia e niente oh, questi stanno sempre a mangiare. 
18. Qual è la persona di cui segui sempre i consigli in ambito letterario?
Non c'è una singola persona  che incarna questa figura di guru letterario, in generale spilucchio molto vari blog e canali youtube. 
19. C'è un libro che hai iniziato nonostante fosse fuori dalla tua zona di comfort e che hai finito per amare?
In generale thriller o gialli. Ad esempio Gone Girl l'amore bugiardo. Non l'avrei mai detto e invece mi è piaciuto un sacco. Che poi non lo so, finiscono sempre per piacermi i thriller un po' psicologici, quindi la domanda è perché non li leggo più spesso? Bella domanda. 


Bene, credo di aver sproloquiato abbastanza, un buffetto sulla guancia a chi ha avuto il coraggio di leggere tutto. 

sabato 3 giugno 2017

May Wrap Up | Le cose di Maggio

Maggio è finto. E ancora una volta io assisto passivamente allo scorrere del tempo per poi esordire come sempre con un banale "qualcuno fermi il tempo, perdio!". La cosa buona è che ci siamo tolti maggio dalle scatole e adesso possiamo finalmente accogliere giugno, nonché il mese del mio compleanno (sì, ho delle manie di protagonismo non da poco). Ma comunque, siamo qua per parlare delle robe del mese di Maggio, non certo per cincischiare come al solito. Nel mese di Maggio non ho letto tantissimo o almeno forse un po' sottotono rispetto ai miei standard. Tra consegne varie e una febbre micidiale che mi ha inchiodata al letto per una settimana (vogliamo parlare di come sia possibile ammalarsi con 50 gradi all'ombra? Ma soprattutto di quanto sia tremendo avere la febbre con 50 gradi all'ombra?) sono riuscita comunque a leggere un sacco di roba niente male.
Il primo libro che ho letto è Melody di Sharon M. Draper (il titolo originale dovrebbe essere Out of My Mind o qualcosa del genere). Melody è una bambina speciale: è l'alunna più intelligente della scuola, ma nessuno lo sa. Quasi tutti - compresi i suoi insegnanti e i medici - ritengono che lei non abbia alcuna capacità di apprendimento, e fino a oggi le sue giornate a scuola sono state scandite da noiosissime lezioni inutili, roba da prima elementare. Se solo lei potesse parlare, se solo potesse dire che cosa pensa e tutte le cose che sa... Ma non può. Perché Melody non può parlare. Non può camminare. Non può scrivere. Melody sente scoppiare la propria voce dentro la sua testa: questo bisogno di comunicare la farà impazzire, ne è certa. Finché un giorno non scopre qualcosa che le permetterà di esprimersi. Dopo undici anni, finalmente Melody avrà una voce. Questo è un romanzo per ragazzi davvero carinissimo. Melody è una bambina estremamente intelligente ma la sua voce è intrappolata nella sua testa. Non può parlare e non si può muovere, non può esprimere la miriadi di colori e sfumature dentro di lei, il suo stesso corpo è una gabbia, una prigione da cui non sa come uscire. Ma grazie ai suoi genitori e alle insegnanti di sostegno, che in qualche modo riescono sempre a comprenderla veramente, riuscirà ad avere le sue piccole rivincite, lottando contro i pregiudizi, i compagni di scuola insopportabili e la cattiveria della gente. E' stata una lettura davvero piacevole. Temi come la malattia e il bullismo sono affrontanti senza nessun tipo di pietismo, anzi, la diversità è vista come una fonte preziosa di arricchimento, una verità che tutti, ragazzini ma anche (o soprattutto) adulti, dovrebbero imparare.
Il secondo romanzo che ho letto è Cecità di Josè Saramago. Ne ho parlato abbastanza qui, quindi non mi dilungherò. Diciamo solo che se Saramago ha vinto un Nobel per la letteratura un motivo ci sarà. Un romanzo potente ed evocativo, un a sorta di distopia claustrofobica in cui l'umanità perde la vista e con essa qualsiasi tipo di morale. 
Altro libro letto nel mese di maggio è Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. Grande classico distopico strafamoso. Anche di questo ne ho già sproloquiato qui. Romanzo meraviglioso mi è piaciuto tantissimo. Lo stile di Ray Bradbury è particolare, a tratti poetico e mi ci è voluto un po' per entrare nel meccanismo ma una volta capito è pienamente apprezzabile.
Ultimo romanzo, ma non per importanza, grandissimo ritorno di un autore che a me piace molto e di cui era molto che non leggevo qualcosa. Sto parlando di Haruki Murakami e il romanzo in questione è Kafka sulla Spiaggia. Sì, lo so che in questo momento molti staranno storcendo il naso e lo capisco, perché Murakami è un autore che è un mondo sé e la maggior parte delle volte o lo ami o lo odi. A me piace un sacco, nonostante riconosca che molte sue opere non siano perfette e abbia fatto qualche scivolone sostanzioso (vogliamo parlare di quanto era tremenda la terza parte di 1Q84? Ancora me lo sogno la notte). Kafka sulla Spiaggia mi è piaciuto tantissimo, non saprei dire se è il migliore che abbia letto tra i suoi romanzi ma sicuramente c'è qualcosa di magnetico nella scrittura di Murakami. Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un quarantenne, e un vecchio con l'ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti allo stesso luogo, Takamatsu, nel Sud del Giappone. Il ragazzo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre e dalla sua strana profezia, che riecheggia quella di Edipo. Il vecchio, Nakata, fugge invece dalla scena di un delitto sconvolgente nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Nel corso del viaggio, Nakata scopre di essere chiamato a svolgere un compito, anche a prezzo della propria vita. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino. Diversi personaggi affiancano i due protagonisti: Hoshino, un giovane camionista di irresistibile simpatia; l'affascinante signora Saeki, ferma nel ricordo di un passato lontano; Òshima, l'androgino custode di una biblioteca, gatti parlanti. E infine Kafka. "Uno spirito solitario che vaga lungo la riva dell'assurdo". 
Un romanzo in pieno stile Murakami, per questo se non si ama questo autore capisco bene che questo romanzo possa dare ai nervi. E' un ponte sospeso tra onirico e reale, in cui il lettore non riesce mai a comprendere fino in fondo quanto sia sogno e quanto sia effettivamente reale. I due mondi si fondono inesorabilmente e il lettore si trova sospeso a galleggiare in questo limbo di immagini assurde, gatti che parlano e spiriti vaganti in biblioteca. Ovviamente la penna di Murakami è assolutamente magnetica; ti incolla alle pagine con le sue infinite e minuziose descrizioni e la sua sconfinata immaginazione. Insomma, se vi piace Murakami o se vi piacciono le storie in cui non bisogna farsi troppe domande e lasciare spazio al surreale, sicuramente questo romanzo fa per voi. C'è tutto: sogno, realtà, gatti parlanti e prostitute che fanno sesso citando Hegel. 

Musica
Niente di interessante sul fronte musicale. In realtà (e qui mi vergogno, mi pento e mi dolgo) nelle ultime settimane c'è stata una sola canzone che mi ha definitivamente mandato in pappa il cervello: Senza pagare di J-Ax e Fedez. Sì, lo so. Mai visto tanto trash tutto insieme e più la ascolto più sento il trash trasudare da ogni singola nota e parola, ma non ci posso fare niente. Una parte di me brama e bramerà sempre canzoni trash. 

Film
Ho cercato di fare mente locale ma credo proprio di aver visto un solo film questo mese (sono un'ignava estremamente pigra). Ho - finalmente - visto Smetto quando voglio masterclass.  Avevo adorato il primo film e quando ho saputo che usciva il seguito ero super felice. Ovviamente non l'ho potuto vedere al cinema a suo tempo (non capisco proprio perché qua non l'abbiano trasmesso, stolti) ma finalmente me lo sono gustato. Davvero molto carino, il primo forse mi aveva fatto sganasciare un po' di più ma anche qua ci sono state due o tre battute che mi hanno steso (e sì, lo so ho un umorismo sottile come un baobab mi rendo conto). 



Credo che il mio delirio possa concludersi qui e spero che il mese di giugno porti a tutti tante robe belle.